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Twitter in crisi: adesso lo batte anche la concorrenza

Un periodo che definire negativo sembra essere troppo poco esaustivo. Ma è così, Twitter non dà segni di ripresa. Dopo il calo degli utenti, la diminuzione delle interazioni ed il crollo in Borsa arrivano altre brutte notizie. Infatti la concorrenza, come ad esempio Snapchat e Instagram, accresce la propria community, mentre Twitter, nonostante i numeri positivi, non tiene il passo.

Twitter: i numeri certificano la crisi

Sono mesi ormai che riguardo a Twitter non si hanno notizie positive. Le uniche indiscrezioni in grado di aprire ad un futuro più roseo erano legate ad una possibile acquisizione da parte di altri colossi hi-tech, come Microsoft, Verizon, Amazon, Google e persino Facebook. Per ora però tutto tace.

La community di Twitter si attesta ormai sui 300 milioni di utenti attivi: una platea importante ma che non cresce come dovrebbe. I competitor invece crescono a ritmi frenetici: basta pensare che gli utilizzatori di WhatsApp, nel periodo che va dalla fine del 2014 alla fine del 2016, sono aumentati di 500 milioni, Messenger stesso numero, Facebook 467 milioni, Instagram 300 milioni e Snapchat 87 milioni. Twitter, dal canto suo, si è attestato sui 31 milioni di utenti guadagnati.

L’analisi, fatta da statista.com, non tiene però conto della sfera orientale del nostro pianeta. Infatti, all’interno di essa, vengono presi in analisi solo i paesi occidentali. Un po’ troppo poco comunque per reggere il peso di tutta questa concorrenza. Facebook, ad esempio, in questo periodo ha guadagnato un numero di utenti superiore al totale di Twitter. I numeri sono spietati e segnano un crollo

Le soluzioni per Twitter

In definitiva per suscitare nuovo interesse negli utenti serve stupirli con qualcosa di nuovo. Nei mesi scorsi qualche operazione in questo senso era stata fatta, come ad esempio l’inserimento degli stickers o i video a 360 gradi, ma è ancora troppo poco. Sembrano tutte operazioni di “copia&incolla” dagli altri social, i quali hanno avuto idee brillanti molto prima di Twitter.

Forse sarebbe il caso di interessarsi di più alla community, di coccolarla, di capire le sue necessità e trasformarle dunque in opportunità. Il potenziale c’è, non stiamo parlando di numeri piccoli. A questo punto, forse, mancano le competenze specifiche per redigere certe strategie.

L’importante è che si faccia chiarezza. Jack Dorsey ha più soluzioni sul tavolo: rinnovare la propria creatura, svilupparla e portarla ai livelli degli altri competitor oppure cedere il tutto e lasciare che siano altri soggetti a prendersi in carico questa rinascita. Sperata e necessaria.

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