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Twitter Bot, un settimo dei profili Twitter sono bot

Ci sono 48 milioni di profili fasulli che cinguettano sul web

I Twitter bot rappresentano circa un settimo degli utenti che popolano il famoso social network. Questo significa che ci sono dei robot che interagiscono in rete sostituendosi alle persone fisiche. I bot sono dei programmi, dei software, che agiscono emulando le azioni umane. Nel caso di Twitter questi raggiungono il considerevole numero di 48 milioni su 319 milioni di utenza attiva totale. I vari “mi piace“, “retweet” e i “follower” che vediamo nei nostri profili potrebbero essere fasulli. Siamo di fronte all’ennesimo esempio di come le nuove tecnologie permettono alle macchine di comportarsi come l’uomo. Come succede con molti servizi di assistenza al cliente: sono dei robot che seguono passo passo l’utente alla risoluzione dei problemi.

La ricerca Usa scopre i Twitter bot

Un team di ricercatori dell’Università della California del Sud e dell’Indiana ha analizzato una serie di tweet pubblicati. Da questo studio, in considerazione dei toni, l’argomento, le tempistiche e i follower sono emersi modelli di attività caratterizzati da una certa costante ciclicità. Il risultato è quello descritto, cioè che un terzo del popolo social è Twitter bot.

“Quello che preoccupa di più è che possono distorcere la visione del mondo che abbiamo online, manipolando così l’opinione pubblica”.

Dichiara Filippo Menczer, professore di Informatica e Computer Science all’Università dell’Indiana. Mencezr è a capo di un gruppo di lavoro che si occupa di social media e informazione. Continua affermando:

“nel nostro studio abbiamo rilevato tre classi di bot, abbastanza distinguibili dagli umani. Spam bot, bot che fanno auto-promozione, ad esempio per siti porno, e bot associati ad applicazioni che twittano automaticamente secondo istruzioni degli utenti. Ci sono certamente bot che sono difficili da distinguere dagli umani, ma non sono difficili da creare”.

Non solo Twitter bot

L’interazione uomo-bot è un “problema” da tenere in considerazione. Anche perché il fenomeno non riguarda solo i cinguettii del microblog, ma pare che la metà del traffico online nel mondo sia generato proprio da bot. Anche Facebook non è da meno. O meglio, l’intera categoria dei social network è particolarmente sensibile all’invasione robotica. Distorcendo a proprio piacimento la realtà, questi programmi permettono di aumentare il traffico, monetizzabile, verso determinati siti. Non solo, possono anche renderli più noti di altri, che magari lavorano in maniera trasparente ed onesta. La diffusione di falsità in rete nel nostro Paese è ormai sempre più in aumento. E serve più a manipolare la massa che a informala.

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