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Caduta libera delle big radio e futuro in digitale. Ecco la radio nel 2017.

Ecco le novità annunciate al corso di media life “Il nuovo volto della radio in America”

L’appuntamento con “Il nuovo volto della radio in America” è stata l’occasione per parlare dei trend radio 2017.

Analisti ed operatori di settore sono convinti che il mondo radiofonico subirà tantissimi cambiamenti.

In questo articolo analizziamo i punti focali affrontati durante il corso.

BIG RADIO IN CADUTA LIBERA

Il primo trend 2017 riguarda il destino delle grandi radio, e quanto annunciato dagli analisti è molto preoccupante.

Gestire un’emittente radiofonica comporta un grande dispendio economico, suddiviso in:

  • elettricità (in Italia, anche di un milione di euro)
  • strumenti di lavoro
  • personale (speaker radiofonici, registi radiofonici, personale della redazione e altro ancora)
  • campagne pubblicitarie ed altro.

Durante il corso sono stati citati due casi ecclatanti: IHeart e Cumulus, due giganti sull’orlo del baratro.

Per salvarle, è stato deciso di suddividerle in stazioni più piccole e venderle ad operatori radio locali.

RADIO LOCALI: RINASCITA O RIVINCITA?

Ebbene sì, dal collasso delle major radio nasce il secondo trend radio 2017: le emittenti locali riprendono vita!

Una grandissima notizia, che sposta l’asset della competizione verso questo segmento di settore.

Saranno tante le piccole radio (da intendersi come “locali”) a cercare di acquisire maggiore segmento di mercato.

Dovranno essere capaci di sfornare prodotti per conquistare il più ampio bacino di utenti possibile.

Ma anche mantenere i loro standard acquisiti nel tempo, con vantaggi economici derivanti dagli investimenti degli sponsor.

Sicuramente, nel vedere nascere (e svilupparsi) nuove emittenti locali si noterà un sostanziale vantaggio per i talenti.

Rispetto alle grandi radio, in quelle più piccole è possibile dare maggiore spazio ai giovani talenti.

E agli eventi locali, di cui poter parlare in diretta dando spazio ai loro organizzatori. Un grande vantaggio, vero?

AUMENTA LA COMPETIZIONE

Abbiamo parlato di competizione tra le piccole radio già esistenti o che andranno a crearsi.

Ma il trend radio 2017 porta un altro tipo di “battaglia”, quella tra radio, tv e giornali nella produzione di contenuti.

Possiamo dire che la nuova sfida porterà le entità appartenenti ai tre segmenti a saper fare tutto.

Le radio produrranno news e file audio video da pubblicare nei loro siti web e sui social di riferimento.

Tv (nazionali e locali) e giornali dovranno saper fare altrettanto, in una sfida difficile e stimolante allo stesso tempo.

SI RIDISEGNANO I CONTENUTI

Quando si parla di contenuti all’interno del mondo radiofonico, le prime due cose che vengono in mente sono

  • musica
  • speaking.

È inutile specificare cosa si intenda alla prima voce, mentre per la seconda è bene fare qualche precisazione.

Speaking non significa soltanto “porsi davanti al microfono e parlare” a ruota libera. O meglio, non basta.

Parlare significa “produrre contenuti in grado di attirare l’attenzione del singolo ascoltatore”.

Si può farlo durante una diretta, oppure producendo contenuti da pubblicare in podcast sui vari portali.

Quanto alla musica, l’avvento dei vari Pandora e Spotify ha creato non pochi problemi alle emittenti.

Una volta si accendeva la radio aspettando che mandassero in rotazione radiofonica le canzoni che amavamo.

Oggi, tra lettori multimediali e portali musicali, il bacino di utenza ha cambiato il suo “luogo di ritrovo”.

Ed è qui che entra in gioco lo speaking e quindi il lavoro dello speaker, che dovrà essere capace di creare il suo bacino d’utenza.

Avere dei “fedelissimi” all’ascolto è uno degli obiettivi delle radio, che altrimenti cesserebbero di esistere.

FUTURO IN DIGITALE

Ma la vera grande novità riguardante i trend radio 2017 colpirà le Frenquency Modulation, più note come FM.

La modulazione di frequenza è destinata a lasciare definitivamente spazio al segnale digitale.

Via le mega torri che raccolgono e sparano segnale modulare, via a quello trasmesso sul web in streaming.

La conseguenza di questa è un toccasana a livello economico, perché riduce drasticamente le spese.

E a giovarne è il segnale, più pulito sul web e senza quei fastidiosi rumori di fondo tipico delle radio tradizionali.

La Norvegia è un esempio di nazione aperta al cambiamento e probabilmente altre nazioni seguiranno l’esempio.

Non si tratta di uno stravolgimento, ma di un passo in avanti segno di un cambiamento normale e forse dovuto.

E le aziende produttrici di smartphone si sono portate avanti, togliendo la radio dai loro dispositivi.

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