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Morte Giuseppe Verdi, la musica nella vita

Il Nabucco l’opera che rese celebre il maestro parmense

maestro Giuseppe VerdiIl 27 gennaio si commemora la morte Giuseppe Verdi, il famoso musicista italiano conosciuto in tutto il mondo.

Giuseppe Fortunino Francesco nacque a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 da Carlo (oste) e Luigia (filatrice).

Allora non si parlava di Italia e di Emilia-Romagna: Verdi nacque in quel che al tempo fu il Ducato di Parma.

Giuseppe conobbe sin da subito la musica, prendendo lezioni dall’organista di chiesa Pietro Baistrocchi.

Proseguì col commerciante Antonio Barezzi, che lo accolse in casa pagandogli gli studi regolari ed accademici.

A 18 anni frequentò il mondo della scala, prendendo lezioni private dal cembalista Vincenzo Lavigna.

Al Teatro alla Scala, il maestro portò la sua prima opera Oberto Conte di San Bonifacio nel 1839.

Il successo fu discreto, ma offuscato dal lutto che lo colpì: prima morirono i figli e poi la moglie.

Sentimentalmente fu la morte Giuseppe Verdi a livello umano, a cui seguì il fiasco professionale di Un giorno di regno.

Le due batoste furono così pesanti che il maestro dichiarò di non voler più comporre musica.

A fare uscire dalla musicale morte Giuseppe Verdi fu Bortomello Merelli, impresario della Scala.

Il Merelli fece leggere al maestro il Nabucco, che divenne opera pronta in pochissimo tempo (1842).

Il successo del lavoro musicale fu grandissimo, tanto da essere cantato e suonato perfino per le strade.

Verdi trovò giovamento anche nella vita privata, convolando a nozze con Giuseppina Stepponi.

Al Nabucco seguirono altre opere di successo quali:

  • I Lombardi alla Prima Crociata (censurata dagli austriaci)
  • Rigoletto
  • Il trovatore
  • La traviata
  • La forza del destino
  • Aida
  • La messa del requiem.

Verdi si congedò dalla sua professione nel 1893, dopo aver eseguito in pubblico il Falstaff.

Compose altre opere dopo il 1893, uscite soltanto dopo la morte Giuseppe Verdi.

Nel 1901, il maestro fu colpito da un malore a Milano e morì dopo sei giorni di agonia.

AFORISMI DI GIUSEPPE VERDI

Dopo la morte Giuseppe Verdi ci ha lasciato in dono le sue opere, ma anche i suoi aforismi.

In questo spazio ne pubblichiamo quelle che a nostro parere sono le più importanti:

  • Gli artisti veramente superiori giudicano senza pregiudizi di scuole, di nazionalità, di tempo. Se gli artisti del Nord e del Sud hanno tendenze diverse, è bene siano diverse
  • La melodia e l’armonia non devono essere che mezzi nella mano dell’artista per fare della Musica, e se verrà un giorno in cui non si parlerà più né di melodia né di armonia né di scuole tedesche, italiane, né di passato né di avvenire, allora forse comincerà il regno dell’arte
  • Copiare il vero può essere una buona cosa, ma inventare il vero è meglio, molto meglio
  • Vorrei che il giovane quando si mette a scrivere, non pensasse mai ad essere né melodista, né realista, né idealista, né avvenirista, né tutti i diavoli che si portino queste pedanterie
  • Tornate all’antico e sarà un progresso
  • Io non posso ammettere, né nei cantanti, né nei direttori la facoltà di creare, che è un principio che conduce all’abisso.

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