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Greenpeace contro Trump: protesta in corso davanti alla Casa Bianca

Gli attivisti “green” a Washington contro il neo Presidente americano

Greenpeace contro Trump, ovvero sia i pacifisti “green” contro il nuovo Presidente della Casa Bianca.

È questa la notizia che sta facendo il giro nel mondo in queste ultimissime ore.

A Washington, sette ambientalisti si sono arrampicati su una gru posta davanti alla Casa Bianca.

La ragione di questa protesta è data dai primi provvedimenti presi dal neo Presidente statunitense.

Si tratta di un altro colpo all’immagine del presidente multimilionario, dopo le mosse mediatiche dei giorni scorsi.

Mosse che riguardavano il residuo afflusso di americani durante il suo insediamento, paragonato a quello di Obama nel 2009.

L’ira di Greenpeace contro Trump deriva dalla decisione di adottare di energie fossili.

Infatti, queste verranno rilasciate abbandonando quelle alternative, tanto a cuore agli ambientalisti.

E verranno realizzati i nuovi “contestati” oleodotti, bloccati durante l’insediamento di Barack Obama.

Ecco cosa ha dichiarato Pearl Robinson, uno dei militanti Greenpeace contro Trump:

“Il sole sta sorgendo su una nuova America, ma non è quella di Donald Trump. Temiamo atti di violenza e odio non solo da questa amministrazione ma da tutti gli americani che hanno votato per Trump. Ora è tempo di resistere.

VIA LIBERA AGLI OLEODOTTI

Il presidente americano dà via libera agli oleodotti. E la protesta di Greenpeace contro Trump arriva puntuale.

terre dei SiouxTutto deriva dalla firma di un ordine esecutivo che sblocca i progetti di due grandi oleodotti bloccati da Obama.

Il primo riguarda quello di Dakota Access, che eliminerà la riserva di Standing rock attraversando le terre dei Sioux.

Il progetto è della Energy Transfer Partners e prevede una spesa che attualmente è di 3,8 miliardi di dollari.

Nulla da fare per i nativi del Sioux, che erano stati salvati dal blocco applicato dall’ex presidente Obama.

E un grande rischio per le acque potabili, che dal progetto potrebbero uscirne contaminate.

Il secondo, la cui firma è arrivata in mattinata, riguarda il Keysonte XI, progettato dal consorzio Transcanada.

Trattasi si un serpentone che dovrà essere in grado di trasportare ben 800 mila barili di petrolio al giorno.

Attraverserà l’America, partendo dal Canada e giungendo alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Due firme per due progetti il cui interesse è economico, a discapito dell’ambiente.

Motivo per cui continua a farsi sentire la presenza di Greenpeace contro Trump, a tutela della natura.

La risposta del magnate non si è fatta attendere: «Gli ambientalisti sono ormai fuori controllo».

La dichiarazione è giunta durante l’incontro con gli amministratori delegati di

  • Fca
  • Ford
  • General Motors.

IL PERCHÉ DEL BLOCCO OBAMA

L’ex presidente Barack Obama ha agito, durante il suo doppio mandato, per tutelare l’ambiente.

Il progetto Keysonte XI non ebbe il benestare perché valutato in maniera negativa.

L’impatto sarebbe stato molto grave, troppo, se paragonato ai benefici ritenuti molto scarsi.

Inoltre, a detta di Obama non avrebbe portato alla creazione di un numero sufficiente di posti di lavoro.

E col prezzo del petrolio in discesa, gli alti costi dell’estrazione dalle sabbie canadesi sarebbero state controproducenti.

 

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