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Google contro Trump: stanziati 4 milioni di dollari per l’immigrazione

La firma del MuslimBan fa insorgere la Silicon Valley

Le decisioni del neo presidente USA creano malcontento: dopo Greenpeace, anche Google contro Trump.

Come già scritto qualche giorno fa, il primo caso riguardava il via libera a progetti dannosi per l’ambiente.

Nel secondo caso, il perché di Google contro Trump si può trovare nella firma del cosiddetto MuslimBan.

Ma che cos’è il tanto chiacchierato e polemizzato MuslimBan?

Si tratta di un divieto di ingresso negli Stati Uniti d’America per tutti gli immigrati e rifugiati che provengono da:

  • Iran
  • Iraq
  • Libia
  • Siria
  • Somalia
  • Sudan
  • Yemen.

Il fatto che non appaiano nomi quali Arabia Saudita e Qatar ha fatto storcere il naso a molti.

Probabilmente, dietro la loro esclusione dalla black list vi sono interessi economici legati al petrolio.

La mossa di Google contro Trump si concretizza con la creazione di un fondo di emergenza.

Questo fondo servirà per sostenere tutte le organizzazioni che si occupano della materia dell’immigrazione.

La cifra messa a disposizione dall’azienda di Mountain View è pari a 4 milioni di dollari.

La metà sborsata direttamente da Google, l’altra proveniente da raccolte volontarie attuate dai dipendenti.

Sono quattro le associazioni che potranno beneficiare del denaro raccolto dalla “Grande G”:

  • American Civil Liberties Union
  • Immigrant Legal Resource Center
  • International Rescue Committee
  • UNHCR.

LYFT SU TRUMP: “DECISIONE ANTIETICA”

Non c’è solo Google contro Trump per far fronte alla decisione di porre un blocco all’immigrazione.

Troviamo, ad esempio, Brian Chesky di Airbnb che si è mosso per offrire ospitalità agli aventi bisogno.

E i vertici di Lyft, che hanno dichiarare di voler stanziare un milione di euro nei prossimi quattro anni.

La somma servirà a finanziare l’attività dell’American Civil Liberties Union.

Lyft si mostra diretta anche nelle parole, definendo “antietica” la decisione di Trump:

Nel corso del fine settimana Trump ha chiuso le frontiere del Paese a rifugiati e immigrati, etichettando inoltre le persone provenienti da tutto il mondo in base al loro territorio di provenienza. Impedire a qualcuno di entrare negli Stati Uniti in base alla sua fede, al suo credo, alla razza, all’identità, alla sessualità o all’etnia è antietico sia per Lyft che per i valori fondanti della nostra nazione.

LA PROTESTA DEGLI STATI FEDERALI

© lisa2la / Instagram
© lisa2la / Instagram

Se pensate che solo le aziende si siano mosse come Google contro Trump, ci si sbaglia di grosso.

Ben 16 Stati americani hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui si condanna la decisione del Presidente.

Come se non bastasse, si è mosso anche un tribunale di New York, a fronte di un ricorso, con una decisione d’emergenza.

Arrivando all’emissione di un’ordinanza di emergenza per impedire temporaneamente l’espulsione dei rifugiati arrivati.

A lavorare per ostacolare l’ordine di Trump vi sono avvocati ed organizzazioni.

Le prime mosse anti-Trump erano giunte da folle di persone scese nelle piazze e davanti agli aeroporti.

Il tutto scandendo slogan quali “No MuslimBan” e “Ora siamo tutti musulmani”.

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